Ligugnana

chiesa di ligugnana
Gruppi e Comunità di Ligugnana
Consiglio Pastorale Ligugnana

PARROCCHIA SAN LORENZO MARTIRE- LIGUGNANA.

Bidin Asia (ref. Giovani e oratorio)(da marzo 2026)

Bot Emanuela ( Caritas)

Canil Cristiana ( ref. Gruppo sposi)

Centis Doris ( ref. Caritas)

Chisena Angelo ( Lettori- ministro Eucarestia)

Cristante Giacomo (Catechista)

De Podestà Giovanna (Liturgia) 

Macor Eleonora ( ref. Scout)

Mior  Luca (vari servizi)

Mior Christian ( ref. Sala S. Lorenzo)

Rubich Antonio ( vicepresidente)

Simon Stefania  ( sposi)

Strazzullo Salvatore ( lituria e canto)

Vegnaduzzo Chiara (ref. Catechisti)

Mior Christian (Sala San Lorenzo e gruppo festeggiamenti)

Referente Segreteria Ligugnana

Antonio Rubich

Santi Patroni – San Lorenzo, 10 agosto

La testimonianza di questo santo martire, nato in Spagna
nella prima metà del III secolo, è scandita dalla pietà e dalla
carità. Subito dopo l’elezione, Papa Sisto II gli affida il
compito di arcidiacono. Come responsabile delle attività
caritative nella diocesi di Roma, San Lorenzo amministra
beni e offerte per provvedere ai bisogni di poveri, orfani e
vedove. Il suo cammino è scosso in gioventù dal dramma
della persecuzione. Nel 258 d.C. viene emanato l’editto
dell’imperatore Valeriano: tutti i vescovi, i presbiteri e i
diaconi devono essere messi a morte. San Lorenzo, altri diaconi e Papa Sisto
II vengono catturati. Il Pontefice viene ucciso il 6 agosto. In un primo
momento, l’imperatore risparmia la vita a San Lorenzo chiedendogli di
consegnare “i tesori della Chiesa”. Ma all’imperatore mostra malati, indigenti
ed emarginati. Questi – afferma – sono i tesori della Chiesa. Quattro giorni
dopo, il 10 agosto, anche San Lorenzo viene martirizzato.
Secondo un’antica “passione”, raccolta da sant’Ambrogio, San Lorenzo è
stato bruciato su una graticola. Sant’Ambrogio nel “De Officiis” immagina un
incontro tra Lorenzo e Papa Sisto II, lungo la via del martirio. Nell’incontro è
Lorenzo che parla: “Dove vai, padre, senza il tuo figlio? Dove ti affretti, o santo
vescovo, senza il tuo diacono? Tu non hai mai avuto l’abitudine di offrire il
sacrificio senza il tuo ministro. Che ti è spiaciuto dunque in me, o padre? Forse
mi hai trovato indegno? Provami, vedi se hai scelto un indegno ministro per la

distribuzione del sangue del Signore. Forse rifiuterai a colui che hai ammesso
ai divini misteri di essere il tuo compagno nel versare il sangue?”
Il suo martirio è una suprema prova di amore. San Leone Magno, in una
omelia, commenta così il supplizio di San Lorenzo: “Le fiamme non poterono
vincere la carità di Cristo; e il fuoco che lo bruciava fuori fu più debole di quello
che gli ardeva dentro”. Ed aggiunge: “Il Signore ha voluto esaltare a tal punto
il suo nome glorioso in tutto il mondo che dall’Oriente all’Occidente, nel
fulgore vivissimo della luce irradiata dai più grandi diaconi, la stessa gloria che
è venuta a Gerusalemme da Stefano è toccata anche a Roma per merito di
Lorenzo”.
Dopo la morte, il corpo di San Lorenzo è stato deposto in una tomba sulla via
Tiburtina (Roma). In questo luogo, l’imperatore Costantino ha fatto erigere
una basilica, restaurata nel XX secolo dopo i danni provocati, durante la
Seconda Guerra mondiale, dal bombardamento americano su Roma del 19
luglio 1943. Nel luogo del martirio è stata costruita la chiesa di San Lorenzo in
Panisperna. Secondo alcune fonti il nome deriverebbe dalla consuetudine, da
parte di frati e clarisse, di distribuire ai poveri, il 10 agosto, “panis et perna”,
pane e prosciutto.

Santi Patroni – San Martino di Tours, 11 novembre

Pochi personaggi possono veder riassunta la loro storia in una
singola azione, così potente da rimanere indelebile e così
profonda da condensare una vita. San Martino appartiene alla
speciale categoria. Il suo celebre mantello è l’antonomasia
dell’uomo che nasce nel 316 (o 317) nella periferia del tardo
Impero romano – in Pannonia, oggi Ungheria – figlio di un
tribuno militare. Martino cresce a Pavia perché al padre,
veterano dell’esercito, è stato donato un terreno in quella città.
I genitori sono pagani, ma il ragazzino è incuriosito dal cristianesimo e già a 12
anni vorrebbe farsi asceta e ritirarsi nel deserto. Un editto imperiale arriva a
frapporre la divisa e una spada al sogno della preghiera in solitudine. Martino
deve arruolarsi e finisce acquartierato in Gallia. Il gesto avviene attorno al 335.
Come membro della guardia imperiale, il giovane soldato è comandato spesso
per le ronde notturne. Ed è in una di queste, siamo d’inverno, che si imbatte a
cavallo in un mendicante seminudo. Martino ne ha compassione, si sfila il
mantello, lo taglia in due e ne regala una metà al povero. La notte seguente
gli appare in sogno Gesù con indosso la parte di mantello che dice agli angeli:
“Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato: egli mi ha vestito”.
Il sogno impressiona molto il giovane soldato, che alla festa di Pasqua
successiva viene battezzato. Per una ventina d’anni continua a servire
nell’esercito di Roma, testimone della fede in un ambiente tanto lontano dai
suoi sogni di adolescente. Ma per lui, c’è ancora una lunga vita che deve essere
vissuta. Appena possibile, si congeda dall’esercito e va a incontrare a Poitiers il
vescovo Ilario, fermo avversario dell’eresia ariana. Questa posizione costa
l’esilio a Ilario (l’imperatore Costanzo II era un seguace di Ario) e Martino, che
nel frattempo si era recato dai suoi in Pannonia, saputa la notizia si ritira in un
eremo vicino Milano. Rientrato il vescovo dall’esilio, Martino torna a trovarlo
e ottiene l’autorizzazione a fondare un monastero nei pressi di Tours.
Capanne e vita austera, l’ex soldato che aveva rivestito Cristo povero diventa
povero lui stesso come aveva desiderato. Prega e annuncia la fede, girando
per la Francia dove in molti imparano a conoscerlo. La popolarità si trasforma
in una nomina a vescovo di Tours nel 371. Martino accetta ma col suo stile.
Rifiuta di vivere da principe perché la gente in miseria, i detenuti, i malati
continuino a trovare casa sotto il suo mantello. Vive a ridosso delle mura
cittadine, nel monastero di Marmoutier, il più antico della Francia. Decine di
monaci lo affiancano e molti fra loro sono di ceto nobile.
Nel 397, a Candate (Candes-Saint-Martin), l’ormai 80.enne vescovo parte per
ricomporre uno scisma sorto nel clero locale. Riporta la pace in virtù del suo
carisma ma prima di ripartire viene assalito da febbri violente. Muore disteso
sulla nuda terra – per sua volontà – e una grande folla assiste alle esequie di un
uomo amatissimo, generoso e solidale come i veri cavalieri.
Il suo corpo è oggi sepolto nella cripta della Basilica di san Martino a Tours, in
Francia.

Ligugnana – La Storia

La comunità è formata da 2870 abitanti e 800 famiglie.

La parrocchia – dedicata a san Lorenzo – è stata eretta nel 1957 e la chiesa inaugurata nel 1973. La struttura è in cemento armato, stile moderno con altezze e profondità tra loro differenti, le quali creano una sorta di gioco di luce e ombre.

Accanto alla chiesa c’è il salone San Lorenzo per incontri.