Gleris-Carbona

Facciata di chiesa color pesca con portone in legno e storico campanile separato in mattoni rossi con orologio a San Vito al Tagliamento.
Gruppi e Comunità di Gleris-Carbona
Consiglio Pastorale Gleris-Carbona

Franzon Orietta
Mior Alessandra
Biason Nicholas
Cauz Mirco-Carbona

Consiglio Affari Economici Gleris-Carbona

Giacomel Gianluigi

Berto Claudio

Trevisan Alfio

Maccan Lucio

Del Lepre Enzo-Carbona

Sigalotti Maria Grazia-Carbona

Referente Segreteria Gleris-Carbona

Orietta Franzon (Gleris) Mirco Cauz (Carbona)

Santi Patroni – Santa Sabina, 29 agosto


Vissuta nel II secolo, Santa Sabina era una nobile romana che venne uccisa in
odio alla fede per decapitazione. Secondo le informazioni giunte fino a noi, era
una pagana, data in sposa al senatore Valentino, convertitasi al cristianesimo
per influenza dell’ancella Serapia. Il secondo secolo d.C. fu uno dei periodi più
sanguinosi per le comunità cristiane, che venivano ripetutamente fatte oggetto
di violenze e soprusi. Quando Serapia venne catturata
e torturata a morte, Sabina venne allo scoperto.
Portata davanti al prefetto Elpidio, che premette per
farla abiurare, la donna non ebbe alcun dubbio nel
rifiutare tale possibilità, ribadendo la propria salda
fede in Gesù Cristo. Venne quindi condannata a morte
per decapitazione: il martirio avvenne intorno all’anno
120.
Le reliquie delle due martiri si trovano nella Basilica
romana di Santa Sabina all’Aventino, fondata tra il
422 e il 432 da Pietro d’Illiria, sui resti di un antico Titulus Sabinae. Santa
Sabina è la prima stazione quaresimale: qui i Pontefici pronunciano la loro
omelia il Mercoledì delle Ceneri. La Basilica di santa Sabina all’Aventino è divisa
in tre navate da ventiquattro colonne e sono presenti ancora oggi decorazioni
originali del V secolo.
Santa Sabina viene raffigurata con libro, palma e corona, secondo una delle sue
prime rappresentazioni (VI secolo) nella chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a
Ravenna. Qui san Domenico vi fondò il suo ordine nel 1219. Anche uno dei più
celebri figli dei Domenicani, San Tommaso, ha insegnato in questo convento.

Santi Patroni – Sant’Antonio da Padova, 13 giugno

Il suo nome di battesimo è Fernando. Portoghese, di
Lisbona, nasce in una nobile famiglia nel 1195, si suppone
il 15 agosto. Ha 15 anni quando entra nell’Ordine dei
canonici regolari di Sant’Agostino. Si prepara al
sacerdozio a Coimbra, nel monastero della Santa Croce
e, ordinato all’età di 24 anni, viene indirizzato alla
carriera di teologo e filosofo. Ma medita una vita
religiosa più severa. La svolta, nel 1220 quando nella chiesa della Santa Croce
giungono le spoglie di cinque missionari francescani torturati e uccisi in
Marocco.
Fernando decide di lasciare i canonici agostiniani e di seguire le orme di
Francesco d’Assisi e sceglie di farsi chiamare Antonio, per imitare il santo
anacoreta egiziano. Matura una forte spinta alla missione e con questo ideale
parte alla volta del Marocco. Ma contrae una malattia e, costretto al riposo
forzato, non può predicare. Non gli resta che rientrare in Italia. La nave sulla
quale è imbarcato naufraga e giunge in Sicilia. Antonio viene curato e nel 1221
raggiunge Assisi, dove Francesco ha convocato tutti i suoi frati.

Ecco l’occasione
propizia per conoscerlo di persona. É un incontro semplice; Antonio fortifica la
scelta della sequela di Cristo nella fraternità e minorità francescana e viene
inviato in Romagna, all’eremo di Montepaolo, vicino Dovadola (Forlì), dov’è
sepola la beata Benedetta Bianchi Porro. Qui si dedica soprattutto alla
preghiera, alla meditazione, alla penitenza e ai lavori umili.
Nel settembre 1222 Antonio è invitato a predicare a Forlì: è la rivelazione del
suo talento. Dalle sue parole emergono la profonda cultura biblica e la
semplicità d’espressione. Racconta L’Assidua, la prima biografia di
Sant’Antonio: “La sua lingua, mossa dallo Spirito Santo, prese a ragionare di
molti argomenti con ponderatezza, in maniera chiara e concisa”. Da allora
Antonio comincia a percorrere il Nord Italia e il Sud della Francia, predicando il
Vangelo a genti e Paesi spesso confusi dalle eresie del tempo, senza risparmiare
parole di correzione per la decadenza morale di alcuni esponenti della Chiesa.
L’anno dopo a Bologna è maestro di teologia per i frati in formazione; a
conferirgli l’incarico è lo stesso Francesco che in una lettera lo autorizza ad
insegnare, raccomandandogli di non trascurare la preghiera.
Per i talenti che dimostra di saper mettere a servizio del Regno di Dio, Antonio,
all’età di 32 anni, viene nominato superiore delle fraternità francescane del
Nord Italia. In tale veste non si risparmia nelle visite ai numerosi conventi sotto
la sua giurisdizione, ne apre di nuovi. Intanto continua a predicare e ad attirare
grandi folle, a trascorrere diverse ore nel confessionale e a riservarsi momenti
per ritirarsi in solitudine. Sceglie di risiedere a Padova, nella piccola comunità
francescana della chiesa di Santa Maria Mater Domini e, pur sostandovi per
brevi periodi, instaura con la città un fortissimo legame, prodigandosi anche per
i poveri e contro le ingiustizie. E proprio a Padova sarebbero stati scritti
i Sermones, un trattato per formare i confratelli alla predicazione del Vangelo e
all’insegnamento dei sacramenti, soprattutto la penitenza e l’eucaristia. La
predicazione nella Quaresima del 1231 è considerata il suo testamento
spirituale, cui è da includere la sua amorevole dedizione, per ore e ore, alle
confessioni. Celebrata la Pasqua, Antonio, già provato da problemi di salute e
logorato dalle fatiche, acconsente a ritirarsi per un periodo di convalescenza;
poi, con altri confratelli, accoglie l’invito a un periodo di riposo e meditazione in
un piccolo romitorio a Camposampiero, a pochi chilometri da Padova. Chiede
che gli venga adattato un semplice rifugio sopra un grande albero di noce, per
trascorrere le giornate in contemplazione e dialogando con la gente semplice

del borgo di campagna, rientrando nell’eremo solo la notte. È qui che avviene
la visione di Gesù Bambino. Il 13 giugno Antonio è colto da un malore; capisce
che la sua ora è vicina e domanda di poter morire a Padova. Viene trasportato
su un carro trainato da buoi, ma giunto all’Arcella, borgo alle porte della città,
spira mormorando: “Vedo il mio Signore”. Debitore a Sant’Agostino nel
pensiero, Antonio ha coniugato in modo originale mente e cuore, ricerca della
speculazione ed esercizio della virtù, studio e preghiera. Dottore della Chiesa, a
Padova viene semplicemente chiamato “il Santo”.

Gleris – La storia

La Comunità è formata da 650 abitanti e 260 famiglie.

La chiesa di Gleris – dedicata a santo Stefano e santa Sabina – è stata realizzata negli anni ‘30 del secolo scorso in stile architettonico romanico. Di pianta rettangolare con copertura “ a capanna “ , presenta un rivestimento esterno con “ mattoni a vista “ , utilizzati anche per fregi e motivi ornamentali vari. Sulla facciata principale si notano ️ anche le quattro guglie e le tre snelle monofore poste sopra un sontuoso Portale profilato in pietra chiara , con accanto il campanile.

Carbona – La storia

La chiesa di Carbona, dedicata a sant’Antonio di Padova, è stata costruita tra la metà dell’800 e il 1902. L’architettura si presenta come un’unica aula con presbiterio rialzato e una facciata tripartita da quattro lesene doriche sormontate da un timpano. Il pavimento interno conserva un seminato veneziano con decorazione geometriche.

Santa Sabina – La storia

Edificio risalente al XVI secolo, con adeguamenti ottocenteschi, ad aula rettangolare. In origine esisteva un capitello votivo con affresco raffigurante la Sacra Famiglia. Ottenuto come allungamento dell’aula, il presbiterio presenta un altare in marmo policromo di gusto barocco con pala settecentesca raffigurante la Madonna con il Bambino e Santi.
La chiesa viene inizialmente dedicata alla Madonna con il titolo di Sancta Maria in sabbato. Dalla denominazione ecclesiastica del sabato ne deriva la denominazione friulana di sàbide (la borgata è di fatto conosciuta come Santa Sàbida). Nel XIX il nome Sàbida viene associato a Santa Sabina e per questo motivo le pareti laterali del capitello vengono dipinte con affreschi del martirio della santa (lato destro) e figure dei Santi Antonio Abate e Agostino (lato sinistro). In origine il capitello era dipinto anche nella lunetta soprastante la Sacra Famiglia e sulla volta.
Sacrestia rettangolare posta dietro l’altare con edicola, adornata da pitture murali risalenti (forse) al XVII secolo.
Torre campanaria del XIX secolo addossata posteriormente; presenta quattro monofore e una cuspide piramidale su tamburo ottagonale con sovraimposta croce in ferro.
Prospetto a capanna con spioventi inclinati; il timpano è perimetrato da cornice in stucco modanata e oculo. Portale non incorniciato con cimasa. Ai lati due porte laterali non incorniciate e due finestre rettangolari, su ciascun lato, poste in alto.
L’interno ad aula unica presenta un soffitto piano. Pavimentazione in pietra artificiale a mattonelle realizzata nel XIX secolo assieme alla cancellata in ferro.

Santi Stefano, Sabina e Sant’Antonio da Padova

Chiesa di Carbona

Imponente chiesa in mattoni rossi con pinnacoli decorativi e alto campanile a torre, circondata dal verde a Carbona.

Chiesa di Santa Sabina