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Andrea Metz

Santi Patroni – San Giacomo apostolo, 25 luglio

Giacomo, fratello dell’apostolo Giovanni, è detto
“Maggiore” per distinguerlo dall’apostolo omonimo,
Giacomo di Alfeo. La sua vita cambia radicalmente
quando accoglie l’invito di Gesù a diventare “pescatore di
uomini”. Andando oltre – si legge nel Vangelo secondo
Matteo – Gesù “vide altri due fratelli, Giacomo di
Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme
con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti. Ed essi
subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono”. Di
carattere impetuoso, lui e suo fratello sono chiamati da Gesù stesso con
l’appellativo di “boanergés” (figli del tuono).
Giacomo è testimone della gloria di Gesù, dell’evento della Trasfigurazione:
“Gesù – scrive l’evangelista Matteo – prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni
suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E fu trasfigurato
davanti a loro; la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero
candidi come la luce”. L’apostolo è anche testimone dell’agonia di Gesù
nell’orto del Getsemani: “Presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni – si ricorda
nel Vangelo di Marco – cominciò a sentire paura e angoscia”.
Gesù gli preannuncia il martirio. “Potete bere – scrive Matteo – il calice che io
sto per bere?”. Giacomo e Giovanni gli rispondono: “Lo possiamo”. La sua
morte è descritta negli Atti degli Apostoli: “In quel tempo il re Erode cominciò
a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo,
fratello di Giovanni”. Dopo la decapitazione, secondo la Legenda Aurea del
frate domenicano Jacopo da Varagine, il suo copro viene traslato in Spagna.
Secondo la tradizione, nell’831, dopo un prodigioso fenomeno luminoso in
prossimità del monte Liberon, viene scoperto un sepolcro con la scritta: “Qui
giace Jacobus, figlio di Zebedeo e di Salome”. Il luogo viene
denominato campus stellae (“campo della stella”), nome da cui deriverà poi
quello della città di Santiago di Compostela. Nel 1075 inizia la costruzione
della basilica a lui dedicata e fin dal Medioevo, il Santuario è meta di
pellegrinaggi, prima da tutta Europa e poi da ogni parte del mondo.Il
Cammino di Santiago è una delle vie più importanti della storia e della
cristianità.

Chiesa di Santa Petronilla

La chiesetta di Santa Petronilla sorge a Savorgnano di San Vito al Tagliamento, immersa nel verde, in prossimità dell’incrocio tra via Santa Petronilla, via Taviella e via Pradival, in un’area incantevole, ancora segnata dalla presenza del corso d’acqua del Sistian.
La documentazione medievale ne attesta l’esistenza almeno prima del 1182, quando l’edificio di culto è menzionato in una bolla pontificia indirizzata al vescovo di Concordia. Viene citata come “Sancta Peternellam cum curte et oratorio”, nell’elenco dei possedimenti dell’Abbazia di Sesto al Reghena
Nel XV secolo la località ospitò un piccolo eremo con beneficio clericale: nel 1436 il monaco sestense Gerardo da Camposampiero ricevette ufficialmente l’incarico (beneficium) di Santa Petronilla, venendo citato nel 1443 come “heremita Sancte Petronille”.

L’impianto architettonico della chiesetta è a navata unica con abside semicircolare.
La facciata presenta un semplice portico con colonne in laterizio, elemento funzionale alla sosta dei fedeli, sormontato da un piccolo campanile a vela.
Nel corso del XVI secolo fu aggiunta una sacrestia a pianta rettangolare, intervento che rispondeva ad esigenze liturgiche senza modificare l’assetto originario dell’aula
All’interno si conserva un ciclo di affreschi stratificato. Le pareti laterali ospitano pitture trecentesche con raffigurazioni di santi, mentre l’abside presenta decorazioni del Cinquecento. Sul lato destro dell’arco trionfale è collocata l’immagine di Santa Petronilla, raffigurata con un devoto inginocchiato ai suoi piedi.

Dopo secoli di abbandono, la chiesetta è stata sottoposta a lavori di conservazione negli anni 1960-66 (con consolidamenti interni e trasferimento degli arredi lignei) e di recente (2013) è stata restaurata dall’attuale Soprintendenza FVG (rifacimento del tetto e della struttura lignea).

Savorgnano – La Storia

La parrocchia ha 1053 abitanti e 437 famiglie.

La chiesa parrocchiale, progettata dall’architetto Girolamo D’Aronco, è stata realizzata nel XIX secolo. Dopo la demolizione della vecchia chiesa (1894), cominciarono i lavori dell’attuale edificio, completato nel 1897, benedetto e aperto al pubblico nel 1901 e consacrato nel 1911. Nel 2006 è stato restaurato il campanile.

In chiesa sono presenti alcuni dipinti raffiguranti la Madonna col Bambino coi santi Rocco e Sebastiano (secolo XVIII secolo) e Padre e terno in gloria e angeli (XVIII secolo). La struttura edilizia è caratterizzata da un’ampia aula rettangolare con cappelle laterali dove sono collocati due degli affreschi che si trovavano originariamente sulla parete sud della vecchia chiesa. Archi a sesto acuto incorniciano la navata ed il presbiterio poligonale, illuminato da due alte finestre a sesto acuto. Ambienti di servizio ai lati del presbiterio. La facciata è ripartita da quattro lesene terminanti con pinnacoli. Al centro vi è un portale con lunetta affrescata. Il portale è sormontato da un rosone in pietra e da un’ulteriore apertura, la cui sagoma è ripresa all’interno come motivo decorativo. Ai lati del portone, due alte monofore. Decora la facciata una cornice di archetti pensili che corre lungo il perimetro dell’intero edificio.

Organo

Dagli archivi parrocchiali risulta un primo progetto di installazione di un organo nel 1948 che però non ebbe seguito: l’occasione del centenario della chiesa, nel 2011, fu colta come l’occasione per concretizzare questa realizzazione anche grazie al sostegno della Fondazione Crup. Dopo attenta analisi e pareri di architetti e musicisti, l’organo è stato collocato sul portale della chiesa permettendo in questo modo un corretto inserimento. La realizzazione in stile organaria di scuola veneto, in legno massello d’abete tinto, incornicia l’ingresso dandogli risalto e si coniuga con lo stile gotico della chiesa. L’organo è dotato della tecnologia adatto per contenere anche una consolle elettrica evitando di disturbare l’immagine dello strumento meccanico.

La chiesa di santa Petronilla